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I VILLINI SVIZZERI e IL PARCO LA SEQUOIA

Verso la metà dell’Ottocento si assiste ad un flusso migratorio dalle città svizzere più importanti, come Ginevra, Neuchâtel, Zurigo e Friburgo verso il Mezzogiorno d’Italia, dimostrando la grande capacità attrattiva del Regno borbonico.

Famiglie come Meuricoffre, Egg, Caflish, Schlaepfer, Vonwiller, Meyer, Corradini, Zollinger, Wenner, von Arx, ecc., trasferirono le loro attività produttive a Napoli, Caserta e Salerno attirati da condizioni favorevoli, con la protezione accordata dall’autorità borbonica all’attività delle imprese laniere e cotoniere locali, e  la grande possibilità di esportazione verso i paesi del bacino del Mediterraneo.

In altre parole, il Regno delle Due Sicilie, anche per i suoi vasti investimenti in titoli di Stato, rappresentava per gli svizzeri un vero e proprio “paradiso”, una terra indipendente e baciata dal Sole, nel centro del Mediterraneo.

A questo va aggiunto l’abbondanza di acqua, il clima umido e ventilato e la ricchezza di boschi e di foreste (il legno costituiva la principale fonte energetica e da questo veniva estratto il tannino, sostanza utilizzata nell’industria conciaria e nelle tintorie di lana e di cotone), tutti fattori determinanti nella scelta di sviluppare proprio nella valle dell’Irno il polo tessile più grande dell’Italia preunitaria.

Nel 1877 risultavano sul territorio 21 fabbriche tessili con circa 10.000 operai (nello stesso periodo a Torino, città tra le più industrializzate d’Italia, lavoravano in questo settore solo 4000 operai) e alla vigilia della Prima Guerra Mondiale, ben 12.000 lavoratori, in maniera diretta e nell’indotto, che con la nascita di piccoli opifici coesistevano assieme ad imprese siderurgiche, come la Fonderia Fratte, nata nel 1837 in funzione della produzione dei macchinari tessili, o la Fonderia di Vincenzo Pisani, a Sava di Baronissi, dove furono fabbricati alcuni pezzi per la linea ferroviaria Napoli-Portici aperta nel 1839 (la gran parte proveniva dal polo siderurgico di Mongiana, in Calabria, chiuso dopo l’annessione del Regno Delle Due Sicilie al nascente Regno d’Italia).

Federico Alberto Wenner (San Gallo, 1812 – Capezzano, 1882) è stato un di questi imprenditori svizzeri che nella prima metà del XIX secolo seppe sfruttare le favorevoli condizioni del mercato del lavoro nel Regno delle Due Sicilie, dando così impulso allo sviluppo dell’industria manifatturiera, in Campania.

Nel giugno del 1829 si cominciò a costruire la fabbrica per la quale il luogo prescelto si trovava poco fuori Salerno, lungo le sponde del fiume Irno in località Ponte della Fratta (oggi Fratte di Salerno).

In breve nacque qualcosa di molto simile ad una piccola città-fabbrica, con asili, scuole, case e villini per i dirigenti, chiese per il culto, ed un cimitero per i membri della comunità straniera.

Nel 1862 fu costruita Villa Wenner in località Capezzano di Pellezzano affidando il progetto all’architetto Stefano Gasse allora in gran voga a Napoli e in via della Filanda, che ancora oggi mantiene la sua denominazione, alcuni “Villini svizzeri” con accanto la villa “Casino Vonwiller”, che dal  1984 ha ottenuto il vincolo del Ministero per i Beni Culturali ed Ambientali.

In quella che oggi è individuata come “Villa Dina”, nacque il primo nucleo di quello che sarà poi la Società Cooperativa a r.l. La Sequoia, all’epoca identificato come Senior Club.

Nel 1990 la cooperativa acquista parte di quello che costituiva il giardino della Villa Dina  “…appezzamento di terreno adibito a parco per attività sportive con entrostante antica torretta in cattive condizioni nonché piscina e due campi da tennis…”. Con altro atto di compravendita del 1993 é acquistato un altro terreno confinante con quello precedentemente descritto e con la strada comunale per Pellezzano. L’intero compendio immobiliare iniziale è di poco più di mq. 26.000.

Il resto è storia dei nostri giorni… siamo qui, a Pellezzano, ad aspettarvi.
Come sempre.